Biografia
Italo Tomassi nasce a Roma il 25 febbraio 1910. Rimasto orfano del padre a soli otto anni, entra nell'Istituto romano di San Michele a Ripa Grande, oggi sede del Ministero dei Beni Culturali ma che allora era una scuola ed un orfanotrofio.
Gli insegnanti si accorgono subito del suo talento e quindi lo indirizzano verso lo studio dell'arte pittorica. I suoi insegnanti furono Quirino Angeletti, Oreste Amiconi, Silvio Galimberti, Rodolfo Villani ed Enrico Ortolani, dai quali apprese decorazione, architettura, prospettiva, pittura ed affresco.
Uscito dal collegio a 18 anni, per ragioni di famiglia si trasferisce a Pola, Cuneo e Rieti, dove lavora come decoratore. Torna infine a Roma e diventa il collaboratore preferito dello zio, Giulio Sordoni, decoratore apprezzato nella Capitale.
Esegue affreschi, finti arazzi, decorazioni, finti marmi, dorature e patinature con ottimi risultati. Collabora anche alla realizzazione del finto arazzo che viene in quegli anni esposto in occasione delle cerimonie di beatificazione in piazza San Pietro.
Nel 1935, esegue qualche lavoro a cottimo presso la CINES. Viene notato per le sue capacità e viene assunto presso gli stessi stabilimenti cinematografici. Da quell'anno opera quasi esclusivamente nel settore in qualità di 'pittore scenografo'.
Quando la CINES viene distrutta da un incendio, comincia a lavorare alla realizzazione e la progettazione di Cinecittà attraverso la stesura dei disegni architettonici sotto la guida dell'Architetto Peressutti che lo aveva preso come aiuto. Quando il 28 aprile 1937 Cinecittà apre le sue porte, Italo Tomassi è presente e vi resterà a lavorare fino al 1985.
Durante la sua carriera dipinge fondali e scene per circa 350 film. Lavora per i maggiori registi italiani e stranieri quali Fellini, Zeffirelli, Visconti, Pasolini, Blasetti, René Clair, Zinneman, Polansky, Stanley Kramer, Herbier, Leone e produzioni straniere di prestigio come la M.G.M., la Paramount e la U.F.A.
Nel 1961, durante una serata di gala al celebre locale di Roma Brigadoon, viene premiato dal Consorzio della Stampa Cinematografica con la medaglia d'argento 'Una vita per il Cinema'.
Parallelamente alla sua attività cinematografica, realizza dipinti negli stili più disparati, utilizzando con grande competenza varie tecniche pittoriche. Si presenta al pubblico con mostre personali a Roma (Galleria Fontanella), a Napoli (Galleria Mansarda), a Pontedera (Galleria Colliva) ed a varie collettive, riscuotendo sempre lusinghieri apprezzamenti da parte della critica e del pubblico.
Nel 1978 vince il 'Salvator Rosa' per la pittura. Per la sua grande preparazione nelle varie tecniche e nei trucchi cinematografici collegati al suo lavoro diventa il pittore scenografico preferito da Federico Fellini.
Partecipa alla realizzazione della maggior parte dei suoi film e scrive, durante la lavorazione di 'E la nave va', un diario giornaliero degli accadimenti. Dal 1972 al 1975 si dedica per suo diletto ad un genere di pittura concettuale. La sua produzione pittorica è imponente.
Nel 1985, terminata la lavorazione del film 'Ginger e Fred' di Federico Fellini, decide con rammarico di ritirarsi dalla carriera a causa di problemi di salute. Nel racconto che ci ha lasciato della sua vita: 'Italo Tomassi, una vita per il Cinema', esprime il rammarico per non poter accettare l'invito del regista Annaud a partecipare alla realizzazione del film 'Il nome della rosa'.
Ormai la sua carriera è conclusa. Italo Tomassi muore a Roma il 27 novembre 1990, per un attacco di cuore, lasciando le sue opere a testimonianza delle sue incredibili doti artistiche.
Cinema
Cosa ha rappresentato il cinema per Italo Tomassi possono darne una vaga idea alcune cifre:
- In 50 anni di attività lavorativa (1935/1985) ha partecipato ad oltre 350 film
- Centinaia di metri di fondali dipinti. (Se si tiene presente soltanto il film 'Faust', diretto dal regista De Cuir nel 1966, dipinse 2 enormi fondali di metri 80 di lunghezza per 18 di altezza ciascuno)
- Centinaia di sagome, dipinte sui materiali più vari, riproducenti gli oggetti più disparati. Due esempi per tutti: la sagoma del famoso transatlantico 'Rex' per il film 'Amarcord' di Federico Fellini che aveva le dimensioni di metri 85 x 20. La copia del Colosseo leggermente più piccola del reale, per il film Roma di F. Fellini.
- Centinaia di statue, stucchi, altorilievi, bassorilievi e sculture realizzati con materiali vari: gesso, polistirolo, cartone, cartapesta, legno, resina.
- Migliaia di pennelli di varie dimensioni e non essendo possibile trovare dimensioni sufficientemente grandi per dipingere fondali di 80 metri per 20, utilizzò decine e decine di scope.
- Ettolitri di colori e solventi di tutti i tipi e le qualità…
- Decine di trucchi inventati per rispondere alle aspettative dei registi più esigenti.
Il cinema è stato tutta la sua vita! Gli ha dedicato ogni fibra del suo essere, ogni pensiero, ogni idea e fantasia, tutta la sua creatività e genialità, tutta la sua arte e la sua bravura.
Molti sono stati gli encomi che ha ricevuto per il suo lavoro e molti i registi che hanno ritenuto doveroso rivolgergli ufficialmente il loro ringraziamento per la collaborazione ricevuta.
Film come Cleopatra, Ben Hur, Guerra e Pace, senza nominare quelli di Federico Fellini e di Zeffirelli e di tanti altri ancora, sono passati alla storia come capolavori. Puntualmente ad ognuno di questi, Tomassi era presente e contribuiva con la sua pittura affinché divenissero tali.
Nel 1971, Danilo Donati gli regalò un libro e vi appose la seguente dedica 'A Italo mio maestro! Il suo allievo Danilo'.
Nel 1980, Federico Fellini gli regalò il libro 'Fellini's Filme' con questa dedica 'A Italone con gratitudine, Federico Fellini'.
Molti altri registi o attori (Stanley Kramer, Donald Sutherland, Nino Manfredi, ecc.) sentirono il bisogno di testimoniargli la loro riconoscenza per il lavoro e la collaborazione data.
Questi ricordi e queste testimonianze, Italo Tomassi le ha tenute care ed oggi, rappresentano la prova che la sua è stata veramente 'una vita per il cinema'!
Pittura
Che Italo Tomassi avesse una naturale predisposizione per l'arte grafica lo si capì fin dal lontano 1916 quando in prima elementare, copiando le vocali scritte dalla maestra alla lavagna le tracciò sul quaderno, utilizzando la mano sinistra, completamente al contrario. La maestra, che vide il suo modo di scrivere, si divertì moltissimo e non lo corresse anzi, lo invitò a scrivere solo un lato delle pagine del quaderno per poterlo leggere controluce appoggiandolo alla finestra. In seconda elementare gli insegnò a scrivere con la destra e nel verso giusto, così da quel momento e per tutta la vita fu ambidestro ed ebbe la capacità di disegnare o scrivere in modo speculare.
Cominciò, dunque, ad esprimersi con talento fin da piccino e quando entrò al San Michele a Ripa in terza elementare, gli insegnanti rimasero talmente meravigliati da come aveva riprodotto un cavallo che pensarono fosse stato fatto da uno studente dei corsi superiori. Dopo averlo messo alla prova facendogli fare vari disegni, gli insegnanti utilizzarono queste sue qualità per farsi aiutare ad effettuare dei piccoli lavori.
I suoi studi artistici subirono naturalmente l'influenza dei docenti: Quirino Angeletti che insegnava disegno architettonico e scenografia. Oreste Amiconi, Rodolfo Villani, Enrico Ortolani e Silvio Galimberti, che insegnavano pittura e decorazione. L'ottima padronanza del disegno, dell'uso del colore e delle varie tecniche, lo portarono ad esprimersi in modo "accademico" per molti anni.
La realtà non veniva modificata, o interpretata dalla sua fantasia, ma veniva sublimata dai suoi sentimenti. L'esperienza di una infanzia tragica e di un'adolescenza dura e sofferta, passò attraverso una catarsi che generò opere di grande forza espressiva come Caino, Il Diluvio, Il Disprezzo. Fu un trasferire le ansie, i dolori e le amarezze nelle sue opere al fine di liberarsene. Da questo momento fu pronto alla rinascita: l'incontro con la donna amata, il matrimonio, la nascita della figlia portarono dolcezza e speranza nella sua vita. Nacquero così dal suo pennello Madonne raffaellesche, paesaggi campestri, cavalli che correvano liberi…
Il mondo del cinema fu l'altro aspetto della sua arte che man mano modificò lo stile accademico e liberò la fantasia. L'incontro con Federico Fellini fu fondamentale sia per la sua carriera cinematografica che per la produzione pittorica. Nacque un nuovo modo di dipingere, definito dallo stesso pittore "concettuale". I suoi pensieri, i sogni, le fantasie presero forma in quadri pastosi e colorati, dove simboli più o meno evidenti fecero da filo conduttore. Italo Tomassi si divertì a mostrare questi quadri a Federico Fellini facendogli indovinare il titolo, e Fellini non lo deluse dando puntualmente la giusta interpretazione del quadro.
Vari critici parlarono delle sue opere, in occasione delle "personali" o delle "collettive" a cui partecipò, tra questi, Aedo Galvani: Tenace assertore di quella pittura che si esprime attraverso elementi reali e concreti, di quella pittura che impegna ad una sempre più profonda analisi del soggetto, non si allontanò mai dalla viva ed umana realtà.
Infatti, nelle opere esposte che datano dal 1949 al 1956, traspare evidente e costante il desiderio di uno studio introspettivo, presente ed inalterato anche nel paesaggio, che si compendia nella serie degli studi psicologici. Valerio Mariani: Italo Tomassi alla Fontanella applica una sua materia corposa e grave nella interpretazione di temi psicologici ed illustrativi.
Le sue espressioni nelle maschere umane impediscono troppo spesso, con la loro mimica insistente, una valutazione positiva delle doti pittoriche evidenti nelle altre composizioni. Luisa Fornari: La sua arte scaturisce quasi spontaneamente dalla lunga esperienza nelle ricostruzioni scenografiche, confortata da un colore trasparente ed intenso, sembrerebbe, a vivacizzare e interpretare la costruzione architettonica di una Roma quasi fuori dal tempo, come nel suo "città al crepuscolo" dove i passanti sono solo macchie di colore in confronto alla sapiente ricostruzione architettonica della città.
Nel 1985, a causa di alcuni problemi di cuore, decide di lasciare la sua attività cinematografica e si dedica esclusivamente alla pittura.
Forse l'età (75 anni), forse la lontananza dai teatri di posa e dal mondo fantasmagorico del cinema, lo inducono ad una accentuazione esasperata della sua espressività. Nasce una serie di acquarelli anomali: troppo veri quindi falsi. La cura meticolosa dei particolari, l'utilizzo esasperato del colore reso troppo vivido forse per contrapposizione ad un grigiore interiore, fanno di queste ultime opere una specie di realtà cinematografica.
Eventi
Spazio Arte — Roma
Vendita
Opere disponibili per l'acquisto. Per informazioni contattare direttamente.
Per informazioni su prezzi e disponibilità, scrivici all'indirizzo nella sezione contatti